Idealmente il mare non dimentica nulla, ma perdona lentamente. Pochi eventi hanno segnato la storia marittima del Mediterraneo come l’affondamento della MT Haven. L’11 aprile 1991, la superpetroliera (VLCC), carica di 144.000 tonnellate di greggio, esplose e prese fuoco al largo di Genova. Dopo aver bruciato per tre giorni, l’imponente nave si spezzò in due e affondò al largo di Arenzano, causando il più grande sversamento di petrolio nella storia del Mar Mediterraneo.
Per quasi due decenni, il relitto è rimasto adagiato sul fondale a una profondità compresa tra i 33 e gli 80 metri. Sebbene fosse diventato rapidamente un rifugio per la vita marina, rimaneva una bomba ecologica a orologeria, trattenendo centinaia di tonnellate di petrolio solidificato e bitume intrappolate nel suo scafo contort
La Sfida: La Bonifica in Acque Profonde
Mentre la risposta all’emergenza iniziale del 1991 si occupò dello sversamento in superficie, la vera sfida ingegneristica emerse anni dopo: come rimuovere gli inquinanti residui da un relitto in deterioramento a profondità accessibili solo ai sommozzatori commerciali d’élite.
Il progetto, commissionato dalle autorità italiane (Struttura del Commissario delegato per l’emergenza Haven), richiedeva un livello di competenza subacquea che poche aziende potevano offrire. L’obiettivo era duplice: rimuovere gli idrocarburi rimanenti per prevenire future fuoriuscite e sgombrare i detriti pericolosi per rendere il sito sicuro per i subacquei ricreativi.
Precisione a 80 Metri
Drafinsub ha svolto un ruolo fondamentale in questa complessa fase di bonifica (in particolare durante il grande intervento avvenuto tra il 2008 e il 2011).
Operando in un’Associazione Temporanea di Imprese (ATI) insieme ad altri leader dell’industria marittima, Drafinsub è stata incaricata delle operazioni subacquee più delicate. L’azienda ha impiegato le sue squadre specializzate in immersione in saturazione per operare sul ponte principale e all’interno dello scafo della Haven.
Le operazioni chiave eseguite da Drafinsub hanno incluso:
Campagne di Immersione in Saturazione: Data la profondità (fino a -80m) e la durata del lavoro richiesto, Drafinsub ha utilizzato tecniche di immersione in saturazione. Ciò ha permesso ai sommozzatori di vivere in una camera pressurizzata sulla nave di supporto in superficie e di raggiungere il relitto tramite una campana di immersione, massimizzando il tempo di lavoro sul fondo senza la necessità di lunghe tappe di decompressione giornaliere.
Rimozione degli idrocarburi (Hot Tapping): I sommozzatori dovevano individuare le sacche di petrolio intrappolate nel “soffitto” della cisterna. Utilizzando tecniche di “hot tapping” (foratura in pressione), hanno perforato le cisterne dello scafo per pompare via il catrame residuo e gli oli pesanti verso le navi di superficie per lo smaltimento.
Taglio e Rimozione dei Detriti: Per mettere in sicurezza il sito per il futuro utilizzo ricreativo, i sommozzatori Drafinsub hanno tagliato via grovigli pericolosi, paratie instabili e cavi pendenti che rappresentavano una minaccia per i sub sportivi.
Monitoraggio Ambientale: Sorveglianza costante del fondale marino per garantire che le operazioni di pulizia non causassero un inquinamento secondario.
Un Patrimonio Restituito
Oggi, la MT Haven è il più grande relitto visitabile del Mediterraneo e uno dei siti di immersione più famosi al mondo. La trasformazione di questo disastro ambientale in un fiorente reef artificiale è una testimonianza della maestria ingegneristica impiegata durante la pulizia.
Il successo del progetto di bonifica ha sottolineato la capacità di Drafinsub di gestire progetti industriali in acque profonde ad alto rischio. Rimuovendo il “veleno nero” dal cuore della nave, hanno contribuito a trasformare una tragedia per la costa genovese in una risorsa protetta per la biodiversità marina e il turismo.